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giovedì 17 maggio 2012

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Obiettivo: Perché investire nei motori di ricerca e come farlo.. Secondo alcune statistiche di Marketingsherpa Autore:
Titolo: MITI DA SFATARE: INVESIMENTO NEI MOTORI DI RICERCA
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web marketing - marketing del web - webmarketing MITI DA SFATARE: INVESIMENTO NEI MOTORI DI RICERCA
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Lo spunto viene da un interessante articolo pubblicato da Marketingsherpa sui "miti" che trattengono le grandi società dal richiedere l’intervento di uno specialista per il posizionamento del proprio sito sui motori di ricerca, e dalla rivisitazione di considerazioni di M.Loguercio, noto ed apprezzato specialista SEO italiano.

Marketingsherpa, per questo articolo, prende spunto da una ricerca dello scorso agosto firmata Cyberatlas secondo la quale la maggior parte delle aziende americane fa svolgere a personale interno l’ottimizzazione dei propri siti per i motori di ricerca.

I risultati si possono vedere sugli stessi motori; secondo uno studio pubblicato da iProspect (una delle più importanti search engine marketing companies), i siti web del 97% delle società compaiono con molta difficoltà nelle posizioni rilevanti per keyword specifiche nei principali motori di ricerca. Quasi la metà di questi siti non utilizza nemmeno le nozioni basilari per l’ottimizzazione del web site in ottica motori di ricerca.

Questi i "miti" che frenano i responsabili aziendali dal richiedere l’intervento di specialisti di settore:
 

 

Mito 1: possiamo fare tutto in casa

Molte società ritengono che possa essere il webmaster interno in grado di fare questo lavoro.
Non è vero! Il problema è che gli innumerevoli cambiamenti di logiche e dei software che riguardano il mondo dei motori di ricerca richiedono un impegno a tempo pieno. Soprattutto perché, in caso di errore, ci vogliono molti mesi prima di riuscire a porvi rimedio. E a volte il rimedio consiste anche nel rifare l’impostazione della struttura del sito, che il webmaster, non o poco aggiornato sulle logiche dei motori, pensava invece fosse corretta.

In linea di massima basterebbe seguire le direttive di un buon libro sulle problematiche dei motori di ricerca, come quello distribuito gratuitamente da studio cappello, e i danni principali sarebbero evitati. La realtà dei fatti però è più complessa, proprio perché le logiche profonde dei motori sono in costante aggiornamento, così come il settore dei serch engine, anche perchè i segreti “più occulti” sul posizionamento strategico difficilmente verranno rivelati in libri o altri canali (altrimenti quale sarebbe il valore aggiunto di società come la nostra?).

Ci sono, comunque, newsletter, forum, newsgroup (soprattutto stranieri) che vengono in ausilio, ma ci vuole molto tempo per ricavare o estrapolare da questi le informazioni che servono.

In sostanza, se la risorsa interna deve tenersi aggiornato sulle logiche di posizionamento per ottenere risultati efficaci, costerebbe di più all’azienda che non invece il rivolgersi a specialisti esterni, che oltre a costare meno, garantiscono standard più elevati.
 

 

 

Mito 2: abbiamo acquistato un software che fa tutto

Programmi (il più enfatizzato è Web Position Gold) che promettono di indicizzare il vostro sito su centinaia di motori di ricerca di tutto il mondo o che realizzano pagine ( doorpage) per comparire in testa ai motori per le parole chiave che volete, nella realtà dei fatti si rivelano un affare solo per chi li produce e vende, non certo per chi li usa.

Il brutto è che a utilizzarli e a proporne i servizi sono molto spesso le società che hanno un rapporto con il cliente perchè ne gestiscono l’hosting (provider) ,ne hanno realizzato il sito (web farm), hanno gestito la campagna stampa su media tradizionali (agenzie pubblicitarie); società che in questo momento stanno “sporcando” il mercato.

Comunque, provarli costa poco, e gli effetti si misurano ancora prima (spesso si arriva a fare spamming nei motori con successiva cancellazione dagli stessi!).
 

 

 

Mito 3: gli esperti di ottimizzazione costano molto

Magari è un discorso che può valere per gli States, dove le principali società chiedono anche migliaia di dollari al mese per questo servizio (chissà come mai...).

La realtà è che l’investimento fatto sui motori di ricerca (ottimizzazione del sito e pagine di supporto) è molto meno valutato rispetto ali risultati che apporta.
Un piccolo investimento può incrementare il traffico su un sito addirittura del 400% (case clienti a disposizione), traffico utile perché altamente qualitativo e in target con il business aziendale.

Molto meno costoso delle campagne banner, molto più economico rispetto i costi/contatto ottenuti con le tradizionali campagne advertising. Valutazione questa che spesso non viene presa in considerazione, ma che invece illuminerebbe molti responsabili marketing (e non solo).

In effetti, il ROI sui servizi di posizionamento nei motor si può calcolare. Conoscendo una serie di parametri, si può determinare il successo che si può avere con una campagna di ottimizzazione della propria presenza sui motori. Quali possono essere questi parametri e come ricavarli?

  • il numero di volte che una persona cerca una parola chiave (strumenti come lo Overture suggestion tool o WordTracker consentono di poter avere un’idea di quante volte al mese una parola chiave sia cercata sui principali motori di ricerca) ed il tasso di click che si può ottenere (generalmente per un sito nelle prime tre posizioni si può parlare di un 10% di click)

  • il tasso di conversione visitatore/cliente, un dato che ogni sito di commercio elettronico dovrebbe avere ben presente (e dovrebbe impegnarsi a migliorare, rendendo il proprio sito il più usabile possibile)

  • il margine di ricavo per ogni vendita portata a termine

Per non parlare poi di strumenti quali i software di statistiche, che ci permettono di avere una visione reale dei percorsi dei nostri utenti (dati quantitativi e qualitativi), unico media (Internet) che permetto questo.
 

 

 

Mito 4: il traffico proveniente dai motori di ricerca non vale il traffico proveniente da altre fonti

Ogni azienda impegnata in campagne di promozione (sia verso i consumator finalii, sia verso altre aziende) sa quanto sia difficile andare a raggiungere e colpire il proprio target nel momento esatto in cui si manifesta il bisogno per quel determinato prodotto o servizio.

I motori di ricerca consentono di avvicinarsi molto a questo obiettivo, perché è il navigatore stesso che, spinto da una necessità più o meno ravvicinata in termini temporali, si mette sui search engines a cercare informazioni o prodotti specifici che più si avvicinano a ciò di cui abbisogna.

La propensione all’azione è quindi molto elevata, il visitatore giunge sul sito del cliente in un periodo favorevole, in cui deve soddisfare un’esigenza.

Eppure questo molti marketers tendono ad ignorarlo: per ignoranza diciamo noi.

Una situazione che fortunatamente in Italia sta cambiando, sia perché molti responsabili aziendali utilizzano proprio i motori di ricerca per il proprio lavoro (e ne percepiscono quindi l’importanza), sia perché spesso budget ridotti non consentono di avvicinarsi ad altri strumenti di online advertising (anche se meno efficaci, però più “comprensibili” perché associabili alle tradizionali forme di sponsorizzazione off-line).


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