Lo spunto viene da un interessante articolo
pubblicato da
Marketingsherpa sui "miti" che trattengono le grandi società dal
richiedere l’intervento di uno specialista per il posizionamento del proprio
sito sui motori di ricerca, e dalla rivisitazione di considerazioni di
M.Loguercio, noto ed apprezzato specialista SEO italiano.
Marketingsherpa, per questo articolo, prende spunto da una ricerca dello scorso
agosto firmata
Cyberatlas secondo la quale la maggior parte delle aziende americane fa
svolgere a personale interno l’ottimizzazione dei propri siti per i motori di
ricerca.
I risultati si possono vedere sugli stessi motori; secondo uno studio pubblicato
da iProspect (una delle più importanti search engine marketing companies), i
siti web del 97% delle società compaiono con molta difficoltà nelle posizioni
rilevanti per keyword specifiche nei principali motori di ricerca. Quasi la
metà di questi siti non utilizza nemmeno le
nozioni basilari per l’ottimizzazione del web site
in ottica motori di ricerca.
Questi i "miti" che frenano i responsabili aziendali dal richiedere l’intervento
di specialisti di settore:
Mito 1: possiamo fare tutto in casa
Molte società ritengono che possa essere il
webmaster interno in grado di fare questo lavoro.
Non è vero! Il problema è che gli innumerevoli cambiamenti di logiche e
dei software che riguardano il mondo dei motori di ricerca richiedono un impegno
a tempo pieno. Soprattutto perché, in caso di errore, ci vogliono molti mesi
prima di riuscire a porvi rimedio. E a volte il rimedio consiste anche nel
rifare l’impostazione della struttura del sito, che il webmaster, non o poco
aggiornato sulle logiche dei motori, pensava invece fosse corretta.
In linea di massima basterebbe seguire le direttive di un buon libro sulle
problematiche dei motori di ricerca, come quello
distribuito gratuitamente da studio cappello, e i danni principali
sarebbero evitati. La realtà dei fatti però è più complessa, proprio perché le
logiche profonde dei motori sono in costante aggiornamento, così come il settore
dei serch engine, anche perchè i segreti “più occulti” sul posizionamento
strategico difficilmente verranno rivelati in libri o altri canali (altrimenti
quale sarebbe il valore aggiunto di società come la nostra?).
Ci sono, comunque, newsletter, forum, newsgroup (soprattutto stranieri) che
vengono in ausilio, ma ci vuole molto tempo per ricavare o estrapolare da questi
le informazioni che servono.
In sostanza, se la risorsa interna deve tenersi aggiornato sulle logiche di
posizionamento per ottenere risultati efficaci, costerebbe di più all’azienda
che non invece il rivolgersi a specialisti esterni, che oltre a costare meno,
garantiscono standard più elevati.
Mito 2: abbiamo acquistato un software che fa
tutto
Programmi (il più enfatizzato è Web Position Gold)
che promettono di indicizzare il vostro sito su centinaia di motori di ricerca
di tutto il mondo o che realizzano pagine (
doorpage) per comparire in testa ai motori per le parole chiave che
volete, nella realtà dei fatti si rivelano un affare solo per chi li produce e
vende, non certo per chi li usa.
Il brutto è che a utilizzarli e a proporne i servizi sono molto spesso le
società che hanno un rapporto con il cliente perchè ne gestiscono l’hosting (provider)
,ne hanno realizzato il sito (web farm), hanno gestito la campagna stampa su
media tradizionali (agenzie pubblicitarie); società che in questo momento stanno
“sporcando” il mercato.
Comunque, provarli costa poco, e gli effetti si misurano ancora prima (spesso si
arriva a fare spamming nei motori con successiva cancellazione dagli stessi!).
Mito 3: gli esperti di ottimizzazione costano
molto
Magari è un discorso che può valere per gli States,
dove le principali società chiedono anche migliaia di dollari al mese per questo
servizio (chissà come mai...).
La realtà è che l’investimento fatto sui motori di ricerca (ottimizzazione del
sito e pagine di supporto) è molto meno valutato rispetto ali risultati che
apporta.
Un piccolo investimento può incrementare il traffico su un sito addirittura del
400% (case clienti a disposizione), traffico utile perché altamente
qualitativo e in target con il business aziendale.
Molto meno costoso delle campagne banner, molto più economico rispetto i
costi/contatto ottenuti con le tradizionali campagne advertising.
Valutazione questa che spesso non viene presa in considerazione, ma che invece
illuminerebbe molti responsabili marketing (e non solo).
In effetti, il ROI sui servizi di posizionamento nei motor si può calcolare.
Conoscendo una serie di parametri, si può determinare il successo che si può
avere con una campagna di ottimizzazione della propria presenza sui motori.
Quali possono essere questi parametri e come ricavarli?
-
il numero di volte
che una persona cerca una parola chiave (strumenti come lo
Overture suggestion tool o
WordTracker
consentono di poter avere un’idea di quante volte al mese una parola chiave
sia cercata sui principali motori di ricerca) ed il tasso di click che si può
ottenere (generalmente per un sito nelle prime tre posizioni si può parlare di
un 10% di click)
-
il tasso di
conversione visitatore/cliente, un dato che ogni sito di commercio elettronico
dovrebbe avere ben presente (e dovrebbe impegnarsi a migliorare, rendendo il
proprio sito il più
usabile possibile)
-
il margine di ricavo
per ogni vendita portata a termine
Per non parlare poi di strumenti quali i software
di statistiche, che ci permettono di avere una visione reale dei percorsi
dei nostri utenti (dati quantitativi e qualitativi), unico media (Internet) che
permetto questo.
Mito 4: il traffico proveniente dai motori di
ricerca non vale il traffico proveniente da altre fonti
Ogni azienda impegnata in campagne di promozione (sia
verso i consumator finalii, sia verso altre aziende) sa quanto sia difficile
andare a raggiungere e colpire il proprio target nel momento esatto in cui si
manifesta il bisogno per quel determinato prodotto o servizio.
I motori di ricerca consentono di avvicinarsi molto a questo obiettivo, perché è
il navigatore stesso che, spinto da una necessità più o meno ravvicinata in
termini temporali, si mette sui search engines a cercare informazioni o prodotti
specifici che più si avvicinano a ciò di cui abbisogna.
La propensione all’azione è quindi molto elevata, il visitatore giunge sul
sito del cliente in un periodo favorevole, in cui deve soddisfare un’esigenza.
Eppure questo molti marketers tendono ad ignorarlo: per ignoranza diciamo
noi.
Una situazione che fortunatamente in Italia sta cambiando, sia perché molti
responsabili aziendali utilizzano proprio i motori di ricerca per il proprio
lavoro (e ne percepiscono quindi l’importanza), sia perché spesso budget ridotti
non consentono di avvicinarsi ad altri strumenti di online advertising (anche se
meno efficaci, però più “comprensibili” perché associabili alle tradizionali
forme di sponsorizzazione off-line).
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