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Non si deve dare per scontato
il fatto che l'utente al momento della sottoscrizione abbia
tutti gli elementi necessari per valutare in modo accurato la
frequenza di invio dei messaggi. Chiedere all'utente di
scegliere con quale frequenza desideri ricevere le proposte
commerciali può risultare addirittura controproducente.
Questo perché gli interessi dell'internauta potrebbero essere
limitati nel tempo: in un particolare momento l'utente
potrebbe selezionare una frequenza di invio alta, per poi
accorgersi, in un secondo momento, di trovare fastidioso il
gran numero di e-mail ricevute.
Uno studio relativo al "permission
marketing" effettuato dalla società FloNetwork ha messo
in evidenza che la maggior parte dei consumatori americani,
messi nella condizione di scegliere la frequenza di invio dei
messaggi commerciali, si orienta verso soluzioni che non
superano la cadenza settimanale. Quest'ultima, anzi, è scelta
in media da un utente su tre.
Una soluzione efficace
potrebbe essere quella di identificare i visitatori del sito
commerciale distinguendo innanzitutto tra "bargain
hunters" e clienti normali. I primi sono cacciatori di
occasioni, continuamente alla ricerca di buoni affari e,
pertanto, ben disposti a ricevere proposte commerciali con
cadenza quasi quotidiana. Il cliente normale, invece, potrebbe
essere infastidito da una frequenza di invio più che
settimanale.
Sicuramente la questione della
frequenza di invio dipende anche molto dalla segmentazione del
target e dalla capacità di offrire una comunicazione
diversificata e costantemente agganciata agli interessi dei
clienti. Le indicazioni che giungono dalle ricerche devono
essere contestualizzate all'interno dei diversi settori di
attività e delle soglie di sopportabilità legate alle
diverse fasce di consumatori.
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